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“Nel campo della medicina l’Ontopsicologia cerca di offrire soluzioni che mirano al recupero della consapevolezza del potenziale e dell’intelligenza. Pertanto, questo studio è importante perché introduce una modalità innovativa per l’uso congiunto delle Classificazioni Internazionali non solo per codificare la disabilità in una popolazione ma anche per identificare eventuali potenzialità mediante codici di funzionamento che potrebbero essere utilizzati per guidare le funzioni terapeutiche”: così un luminare come Emerson Fachin Martins – Professore associato presso il Dipartimento di fisioterapia dell’Università di Brasilia, Professore ordinario presso due specializzazioni post-lauream dello stesso Ateneo e Coordinatore di programmi condotti dal Sistema Sanitario Brasiliano nell’intero Paese latino-americano – introduce la ricerca grazie alla quale è risultato tra i vincitori, per la sezione/medicina, del ‘Premio Meneghetti 2011′ bandito dalla ‘Fondazione di Ricerca Scientifica ed Umanistica Antonio Meneghetti’, che porta il nome del fondatore dell’Ontopsicologia. “Una persona si ammala perché alimenta una resistenza”, scrive il Professor Martins, concordando con la visione della psicosomatica proposta dalla scuola ontopsicologica. Ed ecco allora che “è importante scoprire ciò che alimenta la resistenza perché è lì che bisogna concentrare il trattamento”. Nella ricerca di Martins, l’individuazione della causa della resistenza rappresenta il necessario punto di partenza per la cura: anche perché, in assenza, la malattia diventa il killer attraverso il quale la persona mette in atto un vero e proprio omicidio a danno di sé stessa.

In Italia quelle legate all’esoterismo, o sataniche che dir si voglia, sono tantissime, indigene o d’importazione e rappresentano una vera e propria piaga sociale. Fenomeno pericoloso e allarmante, soprattutto in termini di circonvenzione di incapaci e tratta dei minori, la setta normalmente alimenta pratiche tra le più riprovevoli che si possano immaginare. Se si volesse fare un’opera davvero utile e meritoria, andrebbero sventati sul serio i circuiti occulti che ne garantiscono la proliferazione e l’attività, quasi sempre all’ombra di “insospettabili” (pensiamo agli ambienti dove alligna la pedofilia…).

Questo video è dedicato al progetto che Antonio Meneghetti sta portando avanti in Brasile, tramite la Facultade Antonio Meneghetti, scuola di formazione ontopsicologica che proietta i giovani verso il futuro

Nella letteratura psicologica, da più parti emerge la metafora della madre-specchio: nel corso delle prime interazioni, la madre restituisce – come in un uno specchio – al bambino l’immagine di sé e del mondo. Da ciò dovrebbe conseguire un ruolo materno di supporto alla costruzione, da parte del bambino, della propria identità, vista come terreno di scambio tra sé e il mondo esterno. Nell’ottica ontopsicologica, viceversa, la madre è filtro di realtà e matrice delle esperienze successive, perché il bambino, che è posto dalla natura in un certo modo, nei fatti, apprende se stesso e il mondo per come la madre gli filtra la realtà. Ciò significa che la madre non può essere vista come uno specchio – che in sé è neutro perché si limita a rimandare l’immagine della realtà che vi si specchia – ma deve essere vista come un filtro, perché restituisce al bambino l’immagine di sé e della realtà esterna non per come essi sono, ma per come sono secondo la sua personale rielaborazione cognitiva ed affettiva. La conseguenza di questa restituzione filtrata della realtà è che, da quel momento in poi, il soggetto (bambino prima e adulto poi) apprenderà, percepirà e strutturerà l’ambiente sociale e il suo rapporto tra sé e il mondo non secondo la sua identità di natura – secondo il progetto di come la natura lo ha posto – ma secondo la chiave di lettura e il codice di decifrazione immesso dalla madre. In tal senso, dunque, la madre fa da matrice al rapporto sociale: “la madre plasma il modo in cui identificare il reale e gli altri, per cui il piccolo reagisce e risolve i suoi bisogni secondo il modo di risposta della madre. “Il bambino struttura la propria tipologia strutturandosi su quella materna.”

 Citazione da A. Meneghetti, Manuale di Ontopsicologia, Psicologica Editrice, Roma 2008, p. 207

Nel mese di aprile del 1996, Antonio Meneghetti è a Pechino, in visita al maggior ospedale della città, il Capital Institute of Medicine – Beijing Tongren Hospital, dove tiene la conferenza “La psicosomatica nell’ottica ontopsicologica”, in cui afferma che “il sintomo è un segnale che la vita usa per identificare un errore di comportamento, un errore non in senso moralistico ma semplicemente funzionale” (cfr. “La psicosomatica nell’ottica ontopsicologica”). Tra i presenti ricordiamo: Liu Fu Yuan (Direttore dell’Ospedale, Direttore dell’Associazione Medici Cinesi, Vice-Presidente della Beijing Psychology Health Association) e Deng  Yifeng (responsabile dell’Istituto di Psicoterapia). Sempre a Pechino, Meneghetti svolge un seminario su “Medicina e Ontopsicologia” promosso dalla Capital University of Medical Sciences; ad esso partecipano numerosi medici e psichiatri provenienti dalle diverse regioni del Paese.
“In Cina erano interessati all’aspetto clinico – ci spiega il Professore – anche perché era più coerente con il materialismo marxista. Mi dicevano: lei è bravo, ma non conosce l’inconscio cinese. La dimostrazione la
feci attraverso tre prove. La prima su una cinelogia che li colpì moltissimo. Hanno un romanzo da cui avevano ricavato uno sceneggiato in dodici puntate che stava avendo molto successo. Sapevano che né io né i miei collaboratori potevamo conoscerlo. Io dissi loro: “Fatemi vedere solo i primi cinque minuti e vi dirò come finirà”, e fu così. Rimasero stupefatti.
La seconda dimostrazione la feci al direttore dell’ospedale che sosteneva che non conoscendo l’inconscio dei cinesi io non avrei potuto leggere i loro sogni. Gli feci dire un suo sogno e lo puntualizzai più di quello
che potesse immaginare. Si resero coscienti che per l’Ontopsicologia era indifferente di che razza o cultura uno sia. Infine feci delle sedute aperte con cui curai dei malati dell’ospedale. Materialisti come sono erano
interessati alla biologia, più che alla psicologia”.

Nel 1983 avviene un’iniziativa originale e di grande impatto dimostrativo del metodo
dell’Ontopsicologia. Per diversi mesi, ogni settimana, Meneghetti tiene delle sedute aperte nel
teatro di Vigna Clara. Il pubblico è formato da centinaia di persone e la risonanza dell’iniziativa
è dimostrata anche dalla presenza delle forze dell’ordine, richiamate dalla grande quantità di
spettatori e per assicurare quindi l’ordine pubblico. In cosa consistevano quegli incontri? L’evento
era diviso in due parti. Nella prima il prof. Meneghetti, sul palco, teneva una spiegazione didattica
della sua scienza. Nella seconda parte si passava alla pratica che veniva svolta su volontari
che facevano parte del pubblico. I volontari parlavano dei loro problemi, spesso di natura
clinica, e Meneghetti mostrava il metodo di cura che aveva risultati verificati da tutti. Il fatto di
svolgere sedute di psicoterapia in pubblico rappresenta anche un modo di mostrare che il metodo
ontopsicologico poteva essere appreso e applicato da tutti.
Successivamente, una volta abbandonata la pratica clinica, Antonio Meneghetti ha proseguito
nell’esposizione della pratica ontopsicologica, nel corso di seminari, convegni, lezioni tematiche,
etc., alla presenza di specialisti di vari settori. Solo un esempio? Dal 4 al 6 giugno del 1999 si tiene
un seminario a Cattolica (Rimini) aperto a psichiatri, medici e psicologi (tra cui il Prof. Pierluigi
Morosini, responsabile scientifico del Progetto nazionale “Salute Mentale” dell’Istituto Superiore
della Sanità) con documentata esperienza clinica sul tema “Etiologia della schizofrenia”. “Ho
riunito terapeuti, psicologi, psichiatri del Nord Italia”, ricorda Meneghetti, “feci cinque sedute
aperte. Riconobbero tutti l’evidenza. Dimostrai in quegli incontri che tutto il mio fare è leggibile e
imparabile”.
Altre occasioni in cui si è avuta l’esposizione della metodologia ontopsicologica alla presenza di
illustri esperti dell’ambito medico, psicologico, etc. sono riportati nel libro “Genoma ontico”.

Partendo da precedenti definizioni del principio di “iso”, il Prof. Rolando Benenzon – presidente della Federazione Mondiale di Musicoterapia – formula un concetto di “iso” molto dinamico, che riassume le caratteristiche della personalità del soggetto in termini di fenomeni acustico.sonori e motori: l’iso riassume “la nozione dell’esistenza di un suono o di un insieme di suoni o di fenomeni acustici o anche di movimenti interni che caratterizzano e individualizzano ogni essere umano”. Benenzon identifica il principio dell’“iso” con un perpetuo movimento, caricato energeticamente nell’inconscio dell’uomo. In quanto tale, questo iso energetico, come dinamo, va potenziato con il trascorrere del tempo evolutivo dell’individuo, ed a sua volta esso è elemento dinamico che potenzia tutta la forza di percezione ed espressione passata e presente.

Ma che cosa si intende per “iso” nel contesto della scienza ontopsicologica? Nel libro “Dizionario di Ontopsicologia” (www.psicoedit.com), il Prof. Antonio Meneghetti definisce l’iso (di natura) come “il criterio elementare della vita: ciò che è uguale a questo criterio è sano, ciò che è diverso è errore, regressione, malattia. È l’uguale che dà l’iso a tutti i comportamenti psicorganici. È il criterio base della sanità della vita, uguale sia per la cellula, sia per la struttura organica, per l’organismico, per i comportamenti cerebrali, per la fantasia, etc. Non è un principio fisico: è una forma logica che presiede a qualsiasi strutturazione del nostro organismo”.

Il 7 marzo 2010 più di 400 persone si sono riunite nell’oasi intellettuale di Recanto Maestro (Rio Grande do Sul, Brasile) per l’inaugurazione della nuova sede della Facoltà “Antonio Meneghetti” (www.faculdadeam.edu.br). Tra i presenti, imprenditori, allievi, deputati federali, segretari e deputati di Stato, sindaci della regione, segretari dei comuni, rappresentanti dell’Università Statale di San Pietroburgo, giornalisti. Il Presidente del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, ha inviato un suo messaggio complimentandosi con “membri e allievi della facoltà per la rilevante conquista”. Altre felicitazioni sono arrivate dal primo ministro della Federazione Brasiliana Dilma Roussef, dal ministro dell’Educazione Fernando Haddad, dal ministro della Difesa Nelson Jobim, dal ministro dello Sviluppo Agrario Guilherme Cassel e, non ultimo, dall’ex decano della Pontificia Università San Tommaso d’Aquino e fondatore della Società Internazionale Tommaso d’Aquino/SITA, Padre Abelardo Lobato Casado e della ex-capo delle NGO delle Nazione Unite e oggi docente del corso MBA della Facoltà “Antonio Meneghetti” e docente della università francese “science”, Dr.ssa Hanifa Mezoui.

Nell’ambito della psicologia (che resiste da sempre all’applicazione di un approccio naturalistico, a cui i “moderni” comunque non intendono rinunciare), l’introduzione della fenomenologia è dovuta soprattutto a Binswanger, la cui opera principale “Grundformen und Erkenntnis menschlichen Daseins” è direttamente ispirata da “Sein und Zeit” di Heidegger.
Il contributo di Binswanger è importante nel quadro della psicologia umanistica, il filone in cui si iscrive anche l’Ontopsicologia, e alcuni concetti della fenomenologia, come quello di intenzionalità e di intersoggettività sono parte della pratica quotidiana nella terapia ontopsicologica.

Dal latino  id quod et quo intendit, intus actionis = ciò che fa e per cui si fa il dentro dell’azione. Quel dentro dove l’essere agisce.
Il fine dove l’azione fa vettorialità o direzione ( = scopo).
Struttura formale che vincola la modalità dell’azione.
Il verso in cui l’azione si omologa e si configura di per sé all’interno di un contesto.
Qualsiasi modo energetico del mondano si origina e si concretizza sulla tipicità dell’intenzionalità.
Anche se la sua essenza è intrinsecità noumenica, è sempre rilevabile attraverso le sue dirette proiezioni che costituiscono le rappresentazioni sincrone o immagini speculari. Appunto queste ultime configurano il che cosa e come l’azione sta agendo in me.
La scienza ontopsicologica è la proposta di una psicologia basata sui processi dell’intenzionalità psichica, rilevabile da quelle proiezioni speculari che non sono altro che rappresentazioni non deformate da induzioni di monitor di deflessione o di stereotipi culturali.
Il vettore, o direzione, o forma all’interno dell’azione; è come l’azione si interiorizza in uno stato e lo cambia. E’ una novità che entra e formalizza un quantico per uno scopo specifico.

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