Nel mese di aprile del 1996, Antonio Meneghetti è a Pechino, in visita al maggior ospedale della città, il Capital Institute of Medicine – Beijing Tongren Hospital, dove tiene la conferenza “La psicosomatica nell’ottica ontopsicologica”, in cui afferma che “il sintomo è un segnale che la vita usa per identificare un errore di comportamento, un errore non in senso moralistico ma semplicemente funzionale” (cfr. “La psicosomatica nell’ottica ontopsicologica”). Tra i presenti ricordiamo: Liu Fu Yuan (Direttore dell’Ospedale, Direttore dell’Associazione Medici Cinesi, Vice-Presidente della Beijing Psychology Health Association) e Deng  Yifeng (responsabile dell’Istituto di Psicoterapia). Sempre a Pechino, Meneghetti svolge un seminario su “Medicina e Ontopsicologia” promosso dalla Capital University of Medical Sciences; ad esso partecipano numerosi medici e psichiatri provenienti dalle diverse regioni del Paese.
“In Cina erano interessati all’aspetto clinico – ci spiega il Professore – anche perché era più coerente con il materialismo marxista. Mi dicevano: lei è bravo, ma non conosce l’inconscio cinese. La dimostrazione la
feci attraverso tre prove. La prima su una cinelogia che li colpì moltissimo. Hanno un romanzo da cui avevano ricavato uno sceneggiato in dodici puntate che stava avendo molto successo. Sapevano che né io né i miei collaboratori potevamo conoscerlo. Io dissi loro: “Fatemi vedere solo i primi cinque minuti e vi dirò come finirà”, e fu così. Rimasero stupefatti.
La seconda dimostrazione la feci al direttore dell’ospedale che sosteneva che non conoscendo l’inconscio dei cinesi io non avrei potuto leggere i loro sogni. Gli feci dire un suo sogno e lo puntualizzai più di quello
che potesse immaginare. Si resero coscienti che per l’Ontopsicologia era indifferente di che razza o cultura uno sia. Infine feci delle sedute aperte con cui curai dei malati dell’ospedale. Materialisti come sono erano
interessati alla biologia, più che alla psicologia”.

Nel 1983 avviene un’iniziativa originale e di grande impatto dimostrativo del metodo
dell’Ontopsicologia. Per diversi mesi, ogni settimana, Meneghetti tiene delle sedute aperte nel
teatro di Vigna Clara. Il pubblico è formato da centinaia di persone e la risonanza dell’iniziativa
è dimostrata anche dalla presenza delle forze dell’ordine, richiamate dalla grande quantità di
spettatori e per assicurare quindi l’ordine pubblico. In cosa consistevano quegli incontri? L’evento
era diviso in due parti. Nella prima il prof. Meneghetti, sul palco, teneva una spiegazione didattica
della sua scienza. Nella seconda parte si passava alla pratica che veniva svolta su volontari
che facevano parte del pubblico. I volontari parlavano dei loro problemi, spesso di natura
clinica, e Meneghetti mostrava il metodo di cura che aveva risultati verificati da tutti. Il fatto di
svolgere sedute di psicoterapia in pubblico rappresenta anche un modo di mostrare che il metodo
ontopsicologico poteva essere appreso e applicato da tutti.
Successivamente, una volta abbandonata la pratica clinica, Antonio Meneghetti ha proseguito
nell’esposizione della pratica ontopsicologica, nel corso di seminari, convegni, lezioni tematiche,
etc., alla presenza di specialisti di vari settori. Solo un esempio? Dal 4 al 6 giugno del 1999 si tiene
un seminario a Cattolica (Rimini) aperto a psichiatri, medici e psicologi (tra cui il Prof. Pierluigi
Morosini, responsabile scientifico del Progetto nazionale “Salute Mentale” dell’Istituto Superiore
della Sanità) con documentata esperienza clinica sul tema “Etiologia della schizofrenia”. “Ho
riunito terapeuti, psicologi, psichiatri del Nord Italia”, ricorda Meneghetti, “feci cinque sedute
aperte. Riconobbero tutti l’evidenza. Dimostrai in quegli incontri che tutto il mio fare è leggibile e
imparabile”.
Altre occasioni in cui si è avuta l’esposizione della metodologia ontopsicologica alla presenza di
illustri esperti dell’ambito medico, psicologico, etc. sono riportati nel libro “Genoma ontico”.

Partendo da precedenti definizioni del principio di “iso”, il Prof. Rolando Benenzon – presidente della Federazione Mondiale di Musicoterapia – formula un concetto di “iso” molto dinamico, che riassume le caratteristiche della personalità del soggetto in termini di fenomeni acustico.sonori e motori: l’iso riassume “la nozione dell’esistenza di un suono o di un insieme di suoni o di fenomeni acustici o anche di movimenti interni che caratterizzano e individualizzano ogni essere umano”. Benenzon identifica il principio dell’“iso” con un perpetuo movimento, caricato energeticamente nell’inconscio dell’uomo. In quanto tale, questo iso energetico, come dinamo, va potenziato con il trascorrere del tempo evolutivo dell’individuo, ed a sua volta esso è elemento dinamico che potenzia tutta la forza di percezione ed espressione passata e presente.

Ma che cosa si intende per “iso” nel contesto della scienza ontopsicologica? Nel libro “Dizionario di Ontopsicologia” (www.psicoedit.com), il Prof. Antonio Meneghetti definisce l’iso (di natura) come “il criterio elementare della vita: ciò che è uguale a questo criterio è sano, ciò che è diverso è errore, regressione, malattia. È l’uguale che dà l’iso a tutti i comportamenti psicorganici. È il criterio base della sanità della vita, uguale sia per la cellula, sia per la struttura organica, per l’organismico, per i comportamenti cerebrali, per la fantasia, etc. Non è un principio fisico: è una forma logica che presiede a qualsiasi strutturazione del nostro organismo”.

Il 7 marzo 2010 più di 400 persone si sono riunite nell’oasi intellettuale di Recanto Maestro (Rio Grande do Sul, Brasile) per l’inaugurazione della nuova sede della Facoltà “Antonio Meneghetti” (www.faculdadeam.edu.br). Tra i presenti, imprenditori, allievi, deputati federali, segretari e deputati di Stato, sindaci della regione, segretari dei comuni, rappresentanti dell’Università Statale di San Pietroburgo, giornalisti. Il Presidente del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, ha inviato un suo messaggio complimentandosi con “membri e allievi della facoltà per la rilevante conquista”. Altre felicitazioni sono arrivate dal primo ministro della Federazione Brasiliana Dilma Roussef, dal ministro dell’Educazione Fernando Haddad, dal ministro della Difesa Nelson Jobim, dal ministro dello Sviluppo Agrario Guilherme Cassel e, non ultimo, dall’ex decano della Pontificia Università San Tommaso d’Aquino e fondatore della Società Internazionale Tommaso d’Aquino/SITA, Padre Abelardo Lobato Casado e della ex-capo delle NGO delle Nazione Unite e oggi docente del corso MBA della Facoltà “Antonio Meneghetti” e docente della università francese “science”, Dr.ssa Hanifa Mezoui.

Nell’ambito della psicologia (che resiste da sempre all’applicazione di un approccio naturalistico, a cui i “moderni” comunque non intendono rinunciare), l’introduzione della fenomenologia è dovuta soprattutto a Binswanger, la cui opera principale “Grundformen und Erkenntnis menschlichen Daseins” è direttamente ispirata da “Sein und Zeit” di Heidegger.
Il contributo di Binswanger è importante nel quadro della psicologia umanistica, il filone in cui si iscrive anche l’Ontopsicologia, e alcuni concetti della fenomenologia, come quello di intenzionalità e di intersoggettività sono parte della pratica quotidiana nella terapia ontopsicologica.

Dal latino  id quod et quo intendit, intus actionis = ciò che fa e per cui si fa il dentro dell’azione. Quel dentro dove l’essere agisce.
Il fine dove l’azione fa vettorialità o direzione ( = scopo).
Struttura formale che vincola la modalità dell’azione.
Il verso in cui l’azione si omologa e si configura di per sé all’interno di un contesto.
Qualsiasi modo energetico del mondano si origina e si concretizza sulla tipicità dell’intenzionalità.
Anche se la sua essenza è intrinsecità noumenica, è sempre rilevabile attraverso le sue dirette proiezioni che costituiscono le rappresentazioni sincrone o immagini speculari. Appunto queste ultime configurano il che cosa e come l’azione sta agendo in me.
La scienza ontopsicologica è la proposta di una psicologia basata sui processi dell’intenzionalità psichica, rilevabile da quelle proiezioni speculari che non sono altro che rappresentazioni non deformate da induzioni di monitor di deflessione o di stereotipi culturali.
Il vettore, o direzione, o forma all’interno dell’azione; è come l’azione si interiorizza in uno stato e lo cambia. E’ una novità che entra e formalizza un quantico per uno scopo specifico.

La matrice fa l’introduzione, la specificazione e la stabilizzazione dello stereotipo cardine. Essa è uno stereotipo dominante che poi consente tutti gli altri, imponendo una selezione tematica. Il soggetto, da quel momento in poi, è segnato ad essere sempre in quel modo, a meno che un giorno non riesca ad autonomizzarsi, riconfigurando in se stesso la coincidenza tra Io logico storico ed In Sé ontico. Normalmente si convive con questo marchio che preimpressiona. C’è una necessità a sbagliare ed ognuno lascia il timbro della propria matrice, la quale fa la specificità di destino.
Matrice: significa lo stampo originale che incide più cose sempre allo stesso modo. E’ il codice madre, l’incisore che dà l’identikit, introduce il codice delle ripetizioni di un complesso.
Riflessa: significa che noi riceviamo il carattere del monitor di deflessione non sotto forma di trapianto, ma nel modo della riflessione attraverso gli occhi (affettività ottica) con uno degli adulti. La matrice viene riflessa nel bambino attraverso lo sguardo ed il momento emozionale del fatto (scena matrice o scena primaria).
Il fatto chiave, o scena primaria, in seguito articola la tipologia del carattere complessuale. La scena matrice non costituisce di per sé un evento sbagliato, ma è un fatto qualunque che viene considerato peccaminoso dall’adulto. Ad un fatto indifferente del bambino, la madre trasmette una interpretazione negativa, aggiungendo una condanna morale.
Questa interpretazione negativa costituisce la base della deviazione complessuale; non è il fatto in sé a farlo. L’errore comincia quando il bambino assesta dentro di sé e metabolizza l’interpretazione negativa dell’adulto, cioè quando accetta la polizia psichica della madre all’interno di se stesso in connessione al fatto in sé indifferente.
L’immagine matrice, una volta metabolizzata cerebralmente, viene investita emozionalmente dall’organismo, per cui il complesso è il precipitato psicoemotivo del monitor di deflessione.

L’uomo vive infinite situazioni durante la propria esistenza, quaranta, cinquanta, sessanta anni e più, però ha un’unità di memoria e questo costituisce quello che in Ontopsicologia si chiama “Io logico storico”: la parte logica e cosciente di tutte le operazioni volontarie, responsabili, riflessive, intelligenti, razionali, mnemoniche, etc. di un essere umano. Se si perdesse la memoria, ogni persona potrebbe essere qualsiasi altra persona, sempre vivente, ma non sarebbe più il “tal dei tali” nato in quel paese, che ha quel tipo di amici, di moglie o di marito, di affari, di relazioni, etc.

L’Io logico storico è dunque un “continuum” nel sociale, nello storico, nell’esistenziale: fa entrare il soggetto nella storia, nel divenire, nel prima e poi. Diversamente, l’In Sé ontico (il progetto di natura unico e irripetibile per ogni essere umano) non ha memoria, non ha prima e poi: è sempre attivo totale.

L’intenzionalità psichica è un momento di spinta neutra da parte dell’In Sé, mentre nell’azione dell’esistenza è spinta specificata. Le differenze esistenziali precisano il come. Gli istinti sono ordini di vita, mezzi di sopravvivenza e di autoconservazione.
L’istinto è azione tecnica specificata dell’In Sé attraverso la quale l’uomo diviene. È tecnica perché ogni variante è “funzione di” ed è “in funzione di”. La vera sede dell’istinto è ancora sotto la soglia del pensiero, ma è coglibile dalla nostra conoscenza razionale solo quando ha il suo riferimento storico, cioè quando passa attraverso la settorialità delle afferenze propriocettive dei diversi organi.

Visita il sito dell’A.I.O. Associazione Internazionale Ontopsicologia

L’Ontopsicologia ha per oggetto l’attività psichica inerente la fenomenologia umana, cioè studia l’esperienza psicologica, individua le cause che la costituiscono e gli elementi che possono risolverla.

L’attività psichica è l’azione base delle modalità del pensiero e della motivazione dell’esistere uomo, sino all’esteriorità somatica (il corpo è parola, lo psichico è senso).”Realtà” psichica (inconscio, pulsioni, associazioni, trasposizioni oniriche, allucinazioni, visioni, etc.) va intesa con la stessa concretezza con cui un fisico concepisce la materia.
È un mondo soggettivo operabile come: a) intenzionalità in anticipo a qualsiasi fenomenologia; b) pensiero o atto già formalizzato; c) ragione o volontà cosciente; d) via fantasiosa, artistica, onirica.
L’attività psichica è sempre invisibile. Anche il pensiero e la coscienza sono fenomenologia e non si può vedere la causa in sé. Quando pensiamo già riflettiamo: la nostra coscienza legge in fenomenologia.
L’In Sé ontico è la radicalità dell’attività psichica, il progetto della natura che costituisce l’essere umano.
L’ultima riduzione che possiamo fare dell’attività psichica è potenza formalizzante. La pura attività psichica non è tanto energia, ma è il processo della formalizzazione. Le immagini sono strutture attraverso le quali può accadere qualsiasi variabile energetica. Il principio agisce solo attraverso immagine.
Dicendo “attività psichica” si concepisce il primo e fondamentale muoversi dell’uomo, che poi si effettua come pensiero, emozione, temperamento, carattere, memoria, volontà, conoscenza. Si concepisce l’energia base dell’universo, la cui proprietà è di riorganizzarsi intatta al principio, mentre si effettua comunque. Mentre produce già si riorganizza in causa, per cui è circolare al centro. Per “attività psichica”, quindi, non si intende il pensiero, il ricordo, l’emozione, la psicosomatica: questi sono soltanto fenomenologie della pulsione psichica. La psiche di per sé resta sempre assente a qualsiasi misura, ma presente come evidenza.
“Psiche” è azione o uno dinamico che si dà tutta insieme, indivisa e senza parti, per cui di per sé può superare le coordinate di tempo e spazio continui. E’ ecceità dinamica olistica. Si dà sempre per intero identico e agisce o si muove per come intende (intenzionalità).
L’attività psichica è una forma che presenzia e specifica l’azione. La difficoltà specifica è che si estrinseca parte in modo cosciente, parte in modo inconscio. La parte cosciente è strutturata da due forme: 1) sistemi o stereotipi socio-legali (il tipo di morale, di linguistica, di politica, di educazione, etc.); 2) nuclei dinamici inconsci o censurati (anche la parte cosciente è un effetto di dinamica inconscia). I nuclei dinamici dell’inconscio sembrano essere preponderanti in qualsiasi formazione allogena e discrepanti dall’identità organica del soggetto.
Cioè l’attività psichica (la mente) ha la capacità, ha la virtualità di potersi esporre e cioè effettuare rimanendo intatta in se stessa. Quindi si può decidere fuori di sé, rimanendo intatti dentro di sé. Appena si decide il fuori di sé, l’attività della mente formalizza. Formalizzare significa: segnare l’effetto come deve accadere, come deve farsi.
Si ricordi l’interferenza del monitor di deflessione. Questa incidenza manipola il naturale excursus dell’effettualità tra attività psichica ed emozione. O si riesce a cogliere le cause nell’attività psichica o, operando quando le emozioni sono esposte, è troppo tardi.