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Così come l’attivazione degli stessi neuroni, nello stesso modo, determina il loro irrigidimento e impoverimento, un adeguato addestramento percettivo nel cogliere stimoli nuovi e diversi può rimodellare le connessioni neuronali, permettendo alle nostre strutture nervose di riacquistare quella flessibilità che ci caratterizza per natura (proprietà della plasticità sinaptica). Per capire più da vicino come questo possa verificarsi, basta pensare all’allenamento a cui si sottopongono i pianisti oppure i degustatori di vino e agli effetti che ne conseguono. Ciò che succede in entrambi i casi, è che si intensificano e aumentano le comunicazioni fra i neuroni, assistendo ad una vera e propria riorganizzazione dell’assetto dei neuroni. Tutte le informazioni che vengono dalle mani – in un caso – o dal naso/bocca – nell’altro caso – possono così essere elaborate a livello cerebrale in una maniera molto più fine e complessa di quanto accade ad una persona non “addestrata”. Questo permette al pianista di eseguire movimenti estremamente fini e precisi e al degustatore di vini di riconoscere e discriminare odori e sentori nelle loro minime sfumature.

Quello che vogliamo dire è che un adeguato training, soprattutto nel proprio quotidiano, può risvegliare nuove capacità di rilevare e interpretare informazioni. Per tutti è cioè possibile riscrivere i propri percorsi neuronali per ritrovare una funzionalità ottimale e realizzando ciò che in Ontopsicologia viene definito “metanoia”, ossia “cambiare mente”.

Il problema che mantiene miope la scienza attuale è legato al metodo. La situazione oggi è la seguente. La medicina ammette al massimo che i fattori psichici possano essere uno dei tanti fattori che contribuiscono alla malattia (si parla di etiologia multi-fattoriale e di sistema psico-neuro-immuno-endocrino etc.). Ma se si parla di causa, di quel fattore da cui tutto origina e in base al quale si spiegano tutti gli effetti, ci troviamo davanti a due schieramenti contrapposti. Da un alto, c’è chi cerca la causa solo ed esclusivamente nel somatico ma, attenzione: nessuno ha dimostrato che la malattia nasce senza eccezioni nel corpo, altrimenti non osserveremmo quelle contraddizioni che la medicina oggi non riesce a spiegare.

L’enigmatico “salto” psicosomatico a tutt’oggi non è stato decifrato. Anche la cura di quanto è psicosomatico-funzionale-organico resta sconosciuta.

Oggi è possibile risolvere questo problema grazie ad alcune scoperte fatte dalla scuola ontopsicologica. Con esse si può comprendere la linea continua che esiste fra la causa psichica e l’effettualità somatica. Il “salto” non esiste.

Ricercare esclusivamente sul piano chimico, molecolare e neurologico è come voler capire un edificio senza l’architetto che l’ha progettato.

Con la metodologia che Antonio Meneghetti espone in questo libro, lo scienziato entra nella causa prima che articola e struttura la malattia (il progetto dell’inconscio del paziente) e può cambiarla, se si ha il permesso e la collaborazione cosciente del paziente. Questo metodo è confermato dai successi terapeutici conseguiti nella pratica clinica.

Attraverso il campo semantico di Antonio Meneghetti,  l’Ontopsicologia ha scoperto che all’interno di ciascun essere umano c’è un centro, il quale è il criterio base della salute universale soggettiva: se questo nucleo vive, l’individuo sta bene; se questo nucleo viene castrato, l’individuo sta male. L’In Sé ontico è il nucleo portante della vita. Esso è il criterio base di tutti gli altri ordini istintivi, sensori, vegetativi, psicologici del soggetto.

La cellula, indipendentemente dall’ambiente nel quale si trova, ha un suo criterio base di salute. Soltanto se segue quel criterio, essa vive e genera. Il suo criterio base è la sanità funzionale. Al criterio base della vita non interessano le morali aggiunte della storia. Le costruzioni della civiltà non sono sincronizzate col ritmo eterno della vita. Le profonde leggi dell’universo, come le profonde leggi della cellula e dell’atomo, sono autonome dagli stereotipi storici della società.

Questo criterio ha il suo progetto ed emana un particolare tipo di onde. Per esempio, un organo malato emette un’onda diversa da un organo sano. L’organo malato trasmette un grafico singhiozzato, invece un organo sano emana onde amplificanti, che fanno relax, morbidezza, amplificazione alle nostre cellule. Il campo semantico, al suo interno, si specifica con differenti tipi di onde. Esso trasmette l’informazione di ciò che è sano e di ciò che è malato. Comunica qualunque situazione che – in qualsiasi modo – fa realtà nel soggetto.

L’In Sé ontico, all’interno di ogni individuo, informa su che cosa bisogna fare per la salute e per evitare il dissesto di quel soggetto umano. Un ontopsicologo non impara la cura dalla sua esperienza clinica, ma dalla indicazione formale dell’In Sé ontico del cliente (direttività). Attraverso il campo semantico si ottiene una duplice informazione circa il soggetto: del male (tutto ciò che è diverso) e del bene (l’unità di misura).

Il 20 marzo 1997, in Brasile Antonio Meneghetti apre i lavori del I Congresso Mercosul de Psicosòmatica. “Mercosul” è il mercato comune del Sud (cioè dell’America latina). L’organizzazione è stata istituita con il Trattato di Asunción (26/3/1991) firmato da Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay, con l’obiettivo di realizzare un mercato comune. Il Brasile da solo sviluppa circa il 77% del prodotto economico del gruppo, l’Argentina il 20%, l’Uruguay il 2% e il Paraguay l’1%. Hanno qualità di Stati associati (osservatori) la Bolivia e il Cile dal 1996, la Colombia e l’Ecuador dal 2004 e il Perù dal 2003. Il Venezuela è stato invitato a diventare membro a pieno titolo dell’organizzazione nel 2006, ma il processo di ratifica non è ancora stato completato. La relazione presentata dal prof. Antonio Meneghetti , che tratta di “Intenzionalità psichica e interazione con i quattro sistemi base (SNC, SNVSE, SI)”, in seguito verrà pubblicata nel testo “Genoma ontico”.

Il termine sintomo deriva dal greco σύμπτωμα: ‘evenienza’, ‘circostanza ‘; a sua volta derivato da συμπιπτω: ‘cadere con, cadere assieme’.

Il sintomo non è mai una entità fenomenica unica, ma l’effetto finale, non standardizzato, di un convergere di molteplici azioni e reazioni. Indica un’alterazione della normale sensazione di sé e del proprio corpo in relazione ad uno stato patologico, riferito dal paziente. Si differenzia dal segno che è invece un reperto obiettivo patologico riconosciuto dal medico all’esame obiettivo del paziente stesso (Metodo di Antonio Meneghetti).

In Ontopsicologia si ha evidenza continua che è sempre la nostra psiche ad essere la responsabile di sintomi che si manifestano sia a livello mentale (depressione, ansia fino alla schizofrenia) che fisico (disturbi neurovegetativi, infezioni fino al tumore). Mente e corpo sono due facce della stessa medaglia, cioè di quell’architetto che progetta e costruisce la malattia con un preciso scopo: l’attività psichica. Non è pensabile voler capire un edificio senza l’architetto. Per le peculiari caratteristiche del suo procedere, il metodo ontopsicologico è in grado di intercettare quel specifico progetto che determina quel specifico effetto sintomatico.

Mente e corpo, geni e ambiente, natura e cultura, ereditarietà e apprendimento…sono sono alcuni esempi delle numerose contrapposizioni che dilaniano la ricerca scientifica in generale, e in particolare quella relativa alla difficile convivenza fra medicina e psicologia. Perché ci si ammala, da dove viene il sintomo e come si trasmette la malattia…se per passione, per obbligo di studio o per professione ci si dedica all’indagine su questi due poli, non si può fare a meno di sperimentare l’effetto di “rimpallo” tipo pallina da ping-pong: è vero tutto ed il contrario di tutto, tante ricerche sostengono ciascun versante ma altrettante lo smentiscono. Per tanto tempo ho creduto che quella sensazione di aria che si accumula e che pesa nella testa, che puntualmente arrivava quando m’immergevo in queste analisi, fosse l’espressione di una personale incapacità di capire e di cogliere il bandolo della matassa. Finchè non è arrivata un’esperienza diversa: la testa sgombra, leggera, ma lucida e consapevole. È stato in quel momento che ho capito che la pesantezza nella testa era il segnale di una ricerca che andava a vuoto…insomma, come quando si pedala sulla cyclette!
La tesi della scienza Ontopsicologica di Antonio Meneghetti, basata sull’esperienza clinica, è semplice e chiara: l’attività psichica può cambiare le coordinate biologiche ed alterarle molecolarmente . Non esiste cioè alcun salto “misterioso” dalla causa psichica all’effetto somatico, ma piuttosto continuità. Il male è sempre un linguaggio dell’uomo totale, pertanto la ricerca che parte dagli effetti, come nel campo medico, non ci consente di rintracciare la causa. Invece, partendo dal campo dell’attività psichica, si può sapere la causa, prevederla, controllarla e cambiarne anche gli effetti.

Tutti noi ci siamo costruiti nel tempo, attraverso le esperienze, degli schemi di selezione/ elaborazione delle informazioni dell’ambiente e di produzione di risposte. Questi schemi corrispondono a precise di sequenze di neuroni che sono “tracciate” nel nostro sistema nervoso e che costituiscono le memorie delle esperienze e gli stereotipi di pensiero e comportamento.

Secondo l’originarietà con cui la natura ha creato questo meccanismo, dovremmo essere sempre flessibili nell’adattarci ai cambiamenti dell’ambiente, grazie alla possibilità di passare fluidamente da uno schema all’altro, da uno stereotipo all’altro. Si sceglie lo schema di “interpretazione” della situazione che corrisponde all’esigenza dell’hic et nunc. I neuroni, cioè, non sono definitivamente saldati fra loro in quel modo, ma creano delle connessioni temporanee, momentanee, che poi si spengono perché se ne attivino altre. In termini neurobiologici, cioè è reso possibile grazie alla proprietà del nostro sistema nervoso nota come “plasticità sinaptica”: il modo in cui i neuroni comunicano fra loro e stabiliscono connessioni è in grado di modificarsi e plasmarsi in base alle esperienze sensoriali a cui vanno incontro.

Questi elementi di neurofisiologia sono alla base della comprensione del processo di percezione e conoscenza secondo l’approccio della scienza ontopsicologica di Antonio Meneghetti.

“L’inconscio è terribilmente minaccioso”, afferma il dr. Glen O. Gabbare, professore di psichiatria presso il Baylor College di Medicina. “Propone che noi siamo mossi da forze che non possiamo vedere o controllare, e questa è una grave ferita al nostro narcisismo”.
Le forze incontrollabili di cui parla il prof. Gabbare sono gli istinti, e la sua è una visione condivisa da molti.
Nella teoria ontopsicologica, gli istinti sono considerati “ordini di vita”, vettori della struttura organica che ci consentono di metabolizzare l’ambiente e, conseguentemente, crescere. Per loro natura, tutti gli istinti sono positivi, ma devono essere vissuti in armonia l’uno con l’altro. In caso contrario, se cioè una persona vive in maniera eccessiva uno solo di essi, comincia la deviazione dall’ordine della natura.
Nel primo capitolo del libro “Ontopsicologia clinica”, di cui recentemente è stata pubblicata la IV edizione, vengono precisati alcuni vocaboli della psicologia classica, tra cui il termine “istinto”.

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