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È nel pieno dell’estate, quando ormai tutti sono preda del delirio “da vacanza”, che vengono pubblicati articoli come questo:

http://www.corriere.it/salute/10_luglio_28/definizione-malattia-mentale-basaglia- neuroscienze-dipasqua_8072e664-9a3c-11df-8339-00144f02aabe.shtml

La “Bibbia” della psichiatria, il DSM, l’immancabile libretto nel camice di ogni strizzacervelli che si rispetti, è in fase di aggiornamento e si aspetta la sua V° versione. Per i non addetti ai lavori, il DSM è fondamentalmente un sistema per classificare la patologia mentale e, quindi, per definire cosa è normale e cosa no: sintomo A + sintomo B, allora depressione e quindi prescrivo l’antidepressivo. Sintomo C + sintomo D, allora ansia e ti prescrivo l’ansiolitico. Solo sintomo A? Nessuna malattia. All’incirca funziona così… I cambiamenti in atto sembrano abbassare la soglia per affibbiare l’etichetta di “malato”. La cosa non sarebbe grave in sé e per sé, se non fosse che la “cura” si basa comunque su una prescrizione farmacologica: una pasticca e il male è passato! È davvero così semplice? Può funzionare così anche per un bambino che, nel pieno del suo sviluppo, sta cercando di mettere in campo la sua intelligenza per fronteggiare una realtà che appare un po’ più complessa di come sembrava stando attaccati al seno di mamma? E poi l’altro punto: il grande progresso che ci aspettiamo è di vedere “finalmente” integrate in questa classificazione le recenti acquisizioni delle neuroscienze. Acquisizioni che, lo ricordiamo, permettono di mettere in relazione un certo sintomo con la disfunzione di una specifica area del cervello. Cosa significa questo? Che la cura farmacologica potrà essere sempre più mirata e “ritagliata” a misura dell’alterazione del singolo “malato”. O meglio, di ciò che resta del malato. Vedremo infatti sempre più malattie, ma dell’uomo che esprime un malessere e della sua responsabilità nel poterlo risolvere…nessuna traccia. Se questo è progresso, allora siamo già tutti robot e non ce ne siamo accorti. Per chi sa che in ogni persona esiste un fondamento “umano”, un principio vitale – poco importa che si chiami anima o psiche – allora siamo forse ancora in tempo per “svegliarci” e contribuire alla salvaguardia di una specie in via d’estinzione: quella umana.

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