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Quando pensiamo alla teoria dell’evoluzione, subito ci viene in mente Darwin. Eppure non tutti sanno che la sua è solo una delle diverse teorie esistenti: è quella che ha conosciuto maggior diffusione, ma non rappresenta la spiegazione unica e assoluta del fenomeno “evoluzione”. Il primo infatti ad aver formulato una teoria evoluzionistica coerente e completa è stato Jean-Baptiste Lamarck pubblicata nel 1809, anno in cui Darwin veniva alla luce… La teoria di Lamarck si basa su un principio base – la funzione crea l’organo – per il quale la variazione degli organismi è dovuta all’azione dell’ambiente tramite l’uso e il non uso degli organi. Secondo Lamarck, cioè, non sono gli organi che hanno dato luogo alle abitudini e alle facoltà particolari degli animali ma, al contrario, sono le sue abitudini e la sua maniera di vivere che hanno, col tempo, costituito lo stato dei suoi organi. Esempi tipici sarebbero: la palmatura dei piedi degli uccelli palmipedi, che compare e si sviluppa quando uccelli, dai piedi inizialmente non palmati, hanno cominciato a posarsi sull’acqua e a nuotare con il movimento dei piedi; il collo spropositato delle giraffe che è l’effetto di un sforzo – durato per molte generazioni – di brucare foglie sempre più alte. Quindi gli sforzi fatti abitualmente, attraverso certe parti di un corpo vivente, per soddisfare dei bisogni richiesti dalla natura o dalle circostanze, estendono queste parti e fanno loro acquisire delle dimensioni e una forma che altrimenti non avrebbero mai ottenuto. A seconda dell’utilizzo che si fa di un organo, quindi di come si interagisce con l’ambiente, si modella e si determina anche la sua struttura. In Ontopsicologia, la visione psicosomatica parte da questo principio per rielaborarlo in senso decisamente più esteso. In Ontopsicologia si evidenzia che è lo stereotipo del soggetto a determinare il problema o sintomo. Quindi lo stile di vita, le abitudini e i modi caratteriali del soggetto determinano dei percorsi prevedibili che strutturano il corpo in senso patologico. Vale la pena precisare che nell’intendimento ontopsicologico, si parla di psicosomatica in riferimento a qualsiasi fenomenologia esistenziale causata da una stereotipia (es: malattia psichica, fisica, ma anche sociale come fallimenti finanziari ed economici). Il principio “la funzione crea l’organo” può essere “visualizzato” se si pensa a ciò che accade concretamente a livello neuronale quando si stabilisce un’abitudine. Pensando e agendo sempre in quel modo, i neuroni coinvolti nella sequenza si irrigidiscono fra di loro: è dimostrato che si riducono numericamente le terminazioni nervose dei neuroni coinvolti e, soprattutto, questi “tagliano” le connessioni con gli altri neuroni circostanti perchè non vengono utilizzate. In sostanza, i neuroni coinvolti nel circuito dell’abitudine appresa si “isolano” progressivamente dagli altri e continuano ad attivarsi reiterando su se stessi, come in un circolo vizioso. Esattamente il contrario avviene invece in quel fenomeno noto come “sensibilizzazione”, che indica la forma di apprendimento attraverso la quale è possibile annullare gli effetti dell’abitudine. Nella sensibilizzazione, le variazioni delle funzioni neurali che si rilevano sono di segno opposto rispetto a quelle riscontrate nell’abitudine: l’addestramento ad un tipo di stimolo imprevisto o nuovo può produrre un raddoppiamento delle terminazioni sensitive dei neuroni, così come della loro capacità di essere “attivi”, cioè di liberare neurotrasmettitori.

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